La tradizione del nocino

Una parte della mia infanzia l’ho trascorsa in una casa patriarcale dove ho vissuto a contatto con due generazioni dalle quali ho appreso usi, tradizioni legate a particolari periodi dell’anno e comportamenti.
Una generazione era quella dei padri e l’altra era quella dei figli che a loro volta erano diventati padri.
C’era molto rispetto reciproco e forse anche un po' di soggezione nei confronti degli anziani.
Intuivo che i miei non erano sempre d’accordo con quanto veniva detto dai loro genitori. Nonostante non si permettevano di contraddire, rispettavano i loro modi di fare e di decidere. Comprendevano, e questo secondo me, denotava la loro intelligenza, che quella era la mentalità con la quale i loro padri erano cresciuti, non potevano e non dovevano cambiarla perché per essi era il loro credo. Contestarla sarebbe stato mettere in discussione le loro stesse esistenze oltre che privarli della loro autorevolezza
.
Nella casa patriarcale le tradizioni venivano rispettate perché esse erano simbolo di un qualcosa legato alla storia del loro casato.
Le tradizioni erano attese e nel giorno della loro cadenza esse avevano la precedenza su qualsiasi altro lavoro.

Una tradizione era quella del nocino al 24 giugno.
Al mattino ci si recava nel luogo dove c’erano gli alberi di noce. Esso era un appezzamento di terreno sui tremila metri a ridosso di una piccola collina. Il camminare verso di essi era una festa. Si sentiva la contentezza dei partecipanti nell’andare verso queste piante e nel raccogliere i loro frutti, allegrezza che si esternava con una preghiera di ringraziamento verso la grande madre terra.
Me li ricordo ancora questi alberi. Alberi grandi e maestosi. I ricordi che ho di essi partono dall’età di cinque anni. Essi avevano un tronco con una circonferenza superiore ai centocinquanta centimetri. Mi dicevano che avevano un’età sui 150 anni. Oggigiorno non ci sono più perché la zona è stata urbanizzata.
Venivano portate delle scale in legno e con queste si raggiungevano i rami per togliere le noci dall’albero.
Le noci venivano riposte in un sacco di juta e poi portate a casa.
A casa venivano lavate e appoggiate sopra un canovaccio.
Le donne prendevano il tagliapane e con questo le dividevano in quattro pezzi.
Le mettevano in un vaso ermetico contenente grappa e zucchero e le lasciavano macerare per quaranta giorni.
Ogni giorno agitavano il vaso che era stato posto in un luogo caldo ma ombreggiato, solitamente un angolo di un terrazzo, affinché gli ingredienti si amalgamassero.
Dopo tale tempo, filtravano il contenuto, aggiungevano altrettanta grappa e imbottigliavano.
Facevano riposare fino alla fine del mese di ottobre poi lo degustavano

Usavano il nocino come digestivo dopo un pranzo un po' importante oppure veniva offerto ai parenti quando venivano in visita.

Oramai la tradizione del nocino nelle famiglie è andata perduta forse è difficile reperirle, forse perché il ritmo della vita odierna impone altri ritmi.
 

PayPal - The safer, easier way to pay online!

Sostieni il nosto lavoro con una donazione

Save