Per caso fortuito passeggiando per le vie di un paese mi sono imbattuta nella vetrina di un negozio al cui interno riparano i jkebox.
Dopo essermi fermata ad osservarli non ho potuto che suonare il campanello e chiedere se mi era possibile scattare qualche foto.
Il proprietario mi ha chiesto il perché. Gli ho spiegato che ho un sito e mi sarebbe piaciuto scrivere di questa “rarità”. Sentendo questo ha acconsentito volentieri, anzi mi ha anche raccontato un po' della loro storia. Inizialmente i jkebox erano stati inventati in America ancora negli anni venti ma hanno raggiunto la nostra Italia solo verso la fine degli anni 60. I locali quali bar, caffetterie dovevano averli altrimenti compromettevano l’afflusso della clientela e il relativo guadagno. Avevano la possibilità di acquistarli oppure di averli in comodato d’uso. Nei jkebox si trovava sia la musica per i giovanissimi che per le coppie che volevano coronare il sogno di una famiglia.
Bastava inserire una moneta da 50 lire e si ascoltava una canzone oppure una moneta da 100 lire e se ne potevano ascoltare tre e a volte anche quattro, dipendeva se le canzoni gettonate erano ai primi o ultimi posti della hit-parade.
I jkebox funzionavano così. Si inserivano i soldi, si sceglieva la canzone contrassegnata da numeri e lettere scrivendole sul tastierino. Dalla macchina si alzava una leva con agganciato il disco che veniva posato sopra il giradischi interno. La leva a questo punto ritornava in sede e si abbassava uno stilo la cui punta percorreva i solchi del disco originando la musica.
I dischi erano a 45 giri.
Le persone di allora erano letteralmente attratte da questa “scatola suonante” e percorrevano anche molti kilometri per ascoltare quella loro canzone preferita che si trovava solo in quel jkebox, questro perché non tutti i jkebox avevano le canzone uguali, a parte quelle in prima posizione nelle hit-parade.
Con il tempo essi sono stati sostituiti dalle radio che trasmettevano musica per tutto l’arco della giornata.
Nonostante questo i jkebox esistono ancora come possesso privato, si continuano a commercializzare come vintage e si continuano a riparare quando si rompono.
Io ho fatto a tempo a vedere il jkebox e di esso ho un ricordo piacevole. Mi ricordo che chiedevo ai miei genitori di accompagnarmi perché mi piaceva digitare i numeri e le lettere sul tastierino ed ascoltare la melodia della musica. Il veto era che non potevo spendere più di cinquanta lire. Se non avessi avuto questa limitazione me ne “sarei rimasta” davanti al jukebox per l’intera giornata.
Un’altra particolarità è questa; mi facevo accompagnare non in un luogo qualsiasi ma in un castello adibito a caffè e ristorante. Là era tutto bello, c’erano gli affreschi sui muri, suppellettili di classe, camerieri con i bottoni dorati sulla loro divisa, servizio al tavolo impeccabile e così sognare, mentre ascoltavo le canzoni, era semplice, emozionante e facile.
Beata adolescenza …