Nel tempo di allora e come tempo di allora mi riferisco ai primi anni del 1900, in ogni paese in Veneto, per quanto piccolo esso fosse, c’era sempre una osteria.
Oggigiorno tale termine è andato in disuso ed è stato sostituito da quello di bar o di caffè. Questi luoghi, cioè quelli del bar e caffè sono molto distanti dall’osteria di allora, sia come predisposizione del locale, come consumazione e clienti.
Nell’osteria c’erano dei lunghi e massicci tavoli di legno con attorno delle panche dove gli avventori si sedevano per consumare un buon boccale di vino. Appena si entrava nel locale quello che colpiva l’attenzione era il bancone dell’oste e le file di boccali e caraffe allineate. C’erano, inoltre, ad un lato del bancone, delle piccole damigiane contente il vino più pregiato e molti bottiglioni per l’ordinaria consumazione. Il restante vino si trovava nelle botti che erano ospitate nella cantina sotterranea.
Il pavimento era di sasso oppure di mattonelle di cotto rosse.
I muri erano anneriti dal fumo delle pipe o dai sigari.
Esternamente faceva bella figura di sé l’insegna. Solitamente portava il nome del fondatore ma non era inusuale che comparisse solo la scritta “Osteria” che già essa stessa fungeva da richiamo.
Molto spesso nei pressi dell’osteria c’era un abbeveratoio per gli animali.
Come si sa i mezzi di trasporto erano costituiti da cavalli, muli o asini per cui fintanto i loro padroni si concedevano un “intermezzo” anche gli animali si dissetavano.
L’osteria era un luogo riservato solo agli uomini; era alquanto inusuale vedere delle donne. Al massimo poteva esserci la moglie dell’oste.
Così era la società di quel tempo.
Gli uomini si trovavano per salutare gli amici, per ascoltare qualche fatto nuovo, per fare affari.
L’osteria rappresentava il luogo nel quale ci si poteva recare in qualsiasi momento si avesse necessità di evadere dal proprio ambiente e in essa si trovava sempre accoglienza e qualcuno che ascoltava l’altro.
Così, … in compagnia e con un buon bicchiere di vino il contorno della realtà cambiava, le preoccupazioni perdevano la loro intensità originaria confondendosi fra il chiacchierio degli avventori del locale.
In osteria si mangiava anche. I piatti erano soprattutto a base di carne e patate il più delle volte preparati dalla moglie dell’oste e si giocava a carte. Come giochi erano briscola, tre sette e chi perdeva offriva una caraffa del miglior vino.