Era da parecchio che mi corteggiava l’idea di fare un’escursione all’Antermoia.
Ma… il tempo, a volte tiranno, non mi permetteva di organizzarmi per tale escursione.
Volevo raggiungere il rifugio e i monti del Catinaccio passando per le Torri del Vaiolet per cui servivano due giorni; era indiscusso.
A complicare c’era la mia idea di non volermi recare nei giorni dell’ weekend.
Desideravo i giorni infrasettimanali.
Questo perché volevo assaporare il silenzio del luogo, ammirare quelle vette di roccia che si stagliano nel cielo, sedermi accanto al lago per farmi raccontare dalla sirena la sua storia d’amore con il poeta.
Finalmente, oggi martedì 16 luglio mi avvio: destinazione rifugio Antermoia.
Questo l’iter.
A Vigo di Fassa, paese che si trova nel Trentino, ho posteggiato l'auto nel parcheggio della funivia.
Da essa con la cabinovia mi sono portata al Ciampedie, quota 2000 metri.
Intrapreso il sentiero ho raggiunto il rifugio Gardeccia.
Questo rifugio ha una lunga storia. Mi viene raccontato che esiste dal 1902. Qua abitava Giuseppe con la sua famiglia e i suoi animali. In quegli anni iniziavano a transitare i primi escursionisti. Giuseppe iniziò a offrire la loro ospitalità costruendo un piccolo rifugio che venne migliorato e ingrandito con il procedere del tempo e il cambio generazionale.
Da questo rifugio, dopo un percorso di un'ora, camminando tra scenari di favola, si arriva al rifugio Vajolet, chiamato così perché è attorniato dalle torri del Vajolet. Esse sono delle guglie montuose, esattamente sette e la più alta viene chiamata Torre Principale.
Dal Vaiolet ho raggiunto il rifugio Passo Principe, rifugio di piccole dimensioni, funzionale e molto ospitante.
Dal suddetto mi sono diretta al rifugio Antermoia che si trova nel gruppo montuoso del Catinaccio e della Croda del lago.
Qui ho pernottato e sono ripartita al mattino seguente.
L’escursione è stata di una bellezza unica.
E’ stato meraviglioso vedere cime di montagne altissime che si ergono accanto a noi viandanti quasi a sorreggere la fatica dei nostri passi, a darci il benvenuto per esserci recati a salutarle.
Lassù i raggi del tramonto si increspano con il crepuscolo in un gioco di luci e di penombre mentre tutto viene avvolto nel canto delle ninne nanne della notte.
Poi… arriva l’alba con i suoi colori rosati, con le sue sfumature di azzurro chiaro, con una tenue nebbia all’orizzonte che si confonde con le punte delle vette fino a che l’aurora dà il saluto al nuovo giorno.
Ogni respiro che si fa da là è un respiro di universo perché attorno si ha l'immensità; il susseguirsi dell'opera di una “mano misteriosa” che attraverso il tempo ha lavorato e continua a farlo incessantemente costruendo un'opera grandiosa e ineguagliabile.