I crostoli

Il carnevale è una festa che risale a tanti secoli fa.
Un tempo, ma parlo dell’epoca anteriore alla venuta di Cristo, non mi ricordo presso quale popolo, era usanza, nel periodo carnevalesco bandire un concorso per chi voleva essere re per un giorno.
Il prescelto si vestiva come re e fingeva di esserlo fra le risate e lo schermo degli altri sudditi vedendo i suoi atteggiamenti goffi. Il re per gioco, terminata la farsa, per la restante sua vita doveva starsene sempre al castello ed essere al servizio del vero re.
Oggi quello che si usa è indossare panni non usuali della vita comune, nel giorno in cui in piazza del paese o della città si festeggia il carnevale con carri mascherati, stelle filanti e coriandoli.
 Ecco che qualcuno si veste da saltimbanco, da politico, oppure impersona qualche tipologia di lavoro mentre i bambini indossano i panni dei loro personaggi di fantasia.
Di questa festa quello che mi attrae sono i suoi dolci tipici: frittelle, crostoli e castagnole.
Nella casa patronale dove vivevo quando ero piccola, nel periodo di carnevale la tradizione imponeva di fare più che le frittelle o le castagnole, i crostoli.
Ricordo quando le donne facevano l’impasto e tiravano la sfoglia.
Era un lavoro lungo e paziente. Con il mattarello tiravano e ritiravano la pasta fino a farla diventare un velo leggerissimo. La macchina della pasta esisteva già ma essendo una novità “le donne di casa” preferivano appellarsi ai metodi tradizionali.  
La pasta veniva poi tagliata in longitudinale e i crostoli venivano fritti con olio e strutto in una larga padella di ferro. Quando venivano messi nell’olio si gonfiavano facendo le caratteristiche bolle; questo perché la pasta era stata lavorata bene, in altre parole ad arte.
Il profumo della frittura faceva compagnia per alcuni giorni all’ambiente.
I crostoli venivano poi spolverizzati con lo zucchero.
Mi ricordo ancora la loro bontà e il loro gusto che non ho saputo più eguagliare.
Dopo la loro cottura non venivano risposti in vassoi come oggi si è abituati a vedere o a fare ma in capienti ceste (quelle che gli uomini intrecciavano con i pampini delle viti) e ricoperti con un canovaccio. Bastavano per qualche settimana.
La nota curiosa è che questi dolci venivano preparati solo in occasione del carnevale, erano il simbolo di esso e la sua forma di festeggiamento.  

 

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